Fabrizio Pellegrini

Fabrizio al pianoforte

2008 – Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, è stato di nuovo arrestato e da lunedì sera si trova in carcere.

Per sette volte negli ultimi 7 anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest’ anno hanno scelto la sera del suo 40° compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere.

Che non sia uno spacciatore è evidente, nè in tutti questi anni è mai stato accusato di tale comportamento. Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte (ha suonato alla settimana Mozartiana di Chieti, e da un anno è ancora in attesa del compenso pattuito) è anche un pittore di talento, che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta, un sognatore, ma nella sua città il suo talento gli permette a stento di sopravvivere, specialmente dal momento che ogni anno viene dipinto dai media locali come un criminale, il che nel lavoro non aiuta. E poi regolarmente per i vari lavoretti che gli richiedono non viene pagato, dovendo invece sostenere spese legali crescenti.  

Così si è ritrovato col telefono staccato, niente connessione web nè soldi per ricaricare il suo cellulare, e le sue relazioni sociali si sono ancora ridotte. Il contrario di una vita da spacciatore, insomma.

Ma Fabrizio alla sua salute tiene moltissimo. L’ artrite reumatoide, per un musicista e un pittore è quanto di più invalidante e fastidioso si possa immaginare, e Fabrizio aveva scoperto da moltissimi anni che la cannabis gli elimina la rigidità ed i dolori delle articolazioni, così da poter lavorare in tranquillità.

Per questo, il suo medico nel 2006 gli aveva regolarmente prescritto il Bedrocan, i fiori di cannabis medicinale prodotti e commercializzati dal Ministero della Sanità d’ Olanda.

La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d’ importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli.

Stop all'arresto di pazienti

Alla fine, arrivata alla Asl l’ autorizzazione del ministero italiano per l’ importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese. La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all’ interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perchè alcune Asl consentivano ai malati di curarsi senza spese mentre lui, residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perchè il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl.

La solidarietà di altri pazienti, tramite l’ organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell’ umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.

Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c’è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente.

Chiedere ad un paziente come Fabrizio di rinunciare alla cura che si è rivelata la più efficace, e di tornare senza una ragione plausibile ai suoi dolori e contrazioni muscolo-scheletriche, una forma di sadico menefreghismo orientato al profitto ai suoi occhi, si è ovviamente rivelato inutile.

Fabrizio non rinuncerà mai alla possibilità di non soffrire, e non capisce perchè mai dovrebbe subire conseguenze penali per questo.  Non dà fastidio a nessuno, fa del bene a se stesso, chi si permette di entrargli in casa e sconquassare la vita sua e della madre pensionata, per questo?  Se davvero vogliono impedire a Fabrizio di curarsi, dovranno tenerlo in carcere finchè vive.

Come è possibile che utilizzare i fiori femminili di una pianta come cura sia lecito se si hanno soldi per pagare ma porti al carcere se la stessa pianta la si coltiva per uso terapeutico personale?

E’ vero, lo scorso 24 aprile la Cassazione ha stabilito che coltivare anche un solo germoglio di cannabis è reato penale, esponendo così anche gli auto-coltivatori casalinghi alle apocalittiche sanzioni previste dalla L.309 modificata in senso ultra-repressivo dalla 49/2006 di Fini e Giovanardi, smentendo così la giurisprudenza precedente che, tendendo ad equiparare la coltivazione per uso personale di poche piante al possesso per uso personale, di fatto escludeva la rilevanza penale di tale pratica.

Ma, l’ intervento della Corte di Cassazione non riguardava affatto l’ uso medico comprovato di tale pianta, su cui la Cassazione stessa non è stata mai chiamata ad esprimersi, nè il diritto sancito dall’ art.32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” .

La salute del cittadino è un diritto senza confini. Nell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è riconosciuta quale diritto fondamentale dell’Uomo:

“il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale”.

Nel caso specifico di malati, il nostro ordinamento prevede che il fatto illecito (coltivazione) non venga considerato antigiuridico perchè, qualora sia accertato l’ uso terapeutico, il diritto alla salute ed alla vita sono considerati valori assoluti ed insuperabili;

Il Codice Penale, infatti, all’ art. 51 recita: “L’ esercizio di un diritto … esclude la punibilità”. Chi, nell’esercizio di un diritto legittimo, abbia a compiere atti o fatti che integrino una fattispecie preveduta dalla legge come reato, non può essere punito per questo.

Nel punire un paziente che fa uso terapeutico di cannabis come Fabrizio, poi, viene meno anche un’ altro aspetto costituzionale, quello dell’ art. 25 della Costituzione, cioè del ‘recupero del condannato’, che in teoria è una delle finalità della pena.

Come si può pretendere di mantenere forzatamente un cittadino in condizione di malattia o addirittura in carcere, rovinandogli la vita, allo scopo di recuperarlo da che?

Entro venerdì prossimo ci sarà l’ udienza di convalida, dove l’ avvocato chiederà che Fabrizio almeno torni a casa in attesa di presentare la documentazione medica. Vi terremo aggiornati.

telegrammi cartoline e lettere si possono spedire a:

Fabrizio Pellegrini

Casa circondariale di Chieti

“Madonna del freddo”

Via E. Ianni 30

Chieti

Era molto depresso questo periodo, e dopo questo bel regalo di compleanno è importante che non si senta solo.

Sarebbe bello se ricevesse tanti messaggi di solidarietà, anche perchè così le autorità locali capirebbero che Fabrizio ha migliaia di amici che seguiranno da vicino la vicenda.

FABRIZIO LIBERO !

I Pazienti Impazienti Cannabis

roma@pazienticannabis.org

 

Fabrizio Pellegrini è di nuovo a casa, anche se agli arresti, e ringrazia tutti. Ma andiamo con ordine.

Il 3 luglio la gip aveva negato gli arresti domiciliari. Ha “ritenuto che l’ unica misura idonea …. è quella, allo stato, della custodia in carcere, atteso che la più blanda misura degli arresti domiciliari non può garantire la impossibilità di rifornimento di droga e di conseguente spaccio.”

Si alza il tiro e si parla di spaccio, per motivare il diniego. Come potrebbe infatti Fabrizio, anche volendo, “reiterare il reato” di coltivazione sul balcone, dato che siamo a fine luglio, e non ad marzo?

Viene da ridere ma rischia praticamente il carcere a vita, grazie alle varie leggi sicurezza, ed a 2 condanne definitive (pena sospesa) in attesa di esecuzione, con in più questo e tutti i procedimenti aperti che procedono inesorabili nei vari gradi di giudizio.

E alla sicurezza, alla salute di Fabrizio chi ci pensa? “..Ritenuto che la patologia “dolore muscolo-scheletrico, depressione” cui è affetto l’ indagato può essere curato con farmaci scientificamente validati..”

Be’, a parte il fatto che il THC è ora in tab. II sez. B, quindi per la legge italiana possiede effetti terapeutici ed è prescrivibile, e che i farmaci a base di cannabinoidi disponibili nelle farmacie estere sono assolutamente validati scientificamente, tant’ è vero che si possono importare in Italia su richiesta medica, come può un magistrato dar giudizi medici sui farmaci prescritti, interferendo con la libera scelta terapeutica in scienza e coscienza di medico e paziente?

Fabrizio ha scritto al Ministero, alla direzione della Asl, all’ Assessore Regionale alla Sanità, per chiedere che lo esentassero dal pagamento della terapia con Bedrocan. Ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile nelle sue condizioni per potersi curare legalmente, ed anche di più, sottoponendosi a stress emotivo-burocratici-giudiziari che si sono rivelati inutili ma lo hanno profondamente segnato.

Cosa avrebbe dovuto fare ancora? Obbligare un cittadino a scegliere tra rinunciare a curarsi o rischiare la propria libertà personale, non è incostituzionale?

Tanto più che solo dopo il 24 aprile di quest’ anno (data in cui presumibilmente la coltivazione era già in atto), la piccola coltivazione casalinga è diventata sanzionabile penalmente. Fabrizio avrebbe dovuto uccidere le sue piantine proprio il giorno del 25 aprile, ed andare a comprare in strada, per essere in regola.

Non solo non ha mai rubato o spacciato, ma non beve e non fuma sigarette, non cerca lo sballo, non assume psicofarmaci nè droghe, non mangia carne, e della Cannabis ha più di una prescrizione medica. In tanti anni di controlli e perquisizioni non gli hanno mai contestato denaro o cocaina o una centrale di spaccio di Cannabis. Sempre e solo: un sacchetto di foglie, poca erba pronta, semi, qualche piantina. Ogni volta, senza eccezioni. Non ha mai fatto mistero di detenere piante di canapa in casa, con gli agenti. Gli avevano detto che non aveva ricetta medica, e lui subito si è premunito, con due medici diversi, per poi scoprire l’ anno successivo che lo arrestavano ugualmente. Ancora non si capacita del perchè gli succede tutto questo.

“Ritenuto che l’ acclarata detenzione e coltivazione di un numero non trascurabile di piante e semi di sostanza stupefacente è sintomatica di una detenzione finalizzata alla produzione e alla cessione a più persone

Ritenuto insomma che il materiale detenuto dall’ indagato è difficilmente compatibile con un eventuale ed esclusivo uso personale…”

“rilevato che l’ indagato ha precedenti penali specifici e che è attualmente privo di una stabile attività lavorativa, circostanza, quest’ ultima, che conduce, legittimamente, a ritenere che l’ attività di spaccio costituisca la sua unica fonte di sostentamento…”.

Eppure dovrebbero averlo capito che Fabrizio ne ha realmente bisogno per curarsi, a costo di subire anni di umiliazioni e persecuzioni senza mollare.

Invece si chiude il cerchio: dato che (chissà perchè) nella sua città non riesce più a lavorare guadagnando, allora gli offrono una lunga permanenza in cella, gratis per fortuna perchè è molto più costosa della cura col Bedrocan. Con quello che costano negli anni all’ apparato investigativo, giudiziario e penale, 12 o 13 procedimenti contro un cittadino…

Lunedì 14 luglio è stata presentata una nuova istanza di riesame delle misure cautelari, ma al tribunale della libertà de L’ Aquila, dove lunedì 28 scorso c’ è stata l’ udienza, e gli sono stati concessi i domiciliari.

Ha subito ripreso Bach da dove lo aveva lasciato, preparandosi al pianoforte per un eventuale concerto, con le finestre spalancate alla brezza.

Ora che Fabrizio è fuori dal carcere il primo obiettivo minimo è raggiunto, anche se in modo provvisorio e precario. Ma, dobbiamo ancora riuscire ad evitare che venga seppellito irrimediabilmente e definitivamente da una valanga di condanne, sempre per lo stesso unico reiterato reato senza vittime.

Se nessuno dice niente, da noi diventerà come a Seattle o peggio.

Possiamo ancora osare sperare in un’ Italia diversa?

Chi vuole può scrivergli all’ indirizzo:

F.P.

Via L.M.Mucci 61

66100 Chieti

Egregi Sigg.ri Giudici,

Vorrei anzitutto esprimere la mia indignazione per l’ennesima condanna inflitta a Fabrizio Pellegrini, questa volta da parte della Corte di Appello di L’Aquila, poiché ritengo che ogni persona, in piena coscienza e responsabilità, abbia il diritto di scegliere insieme al suo medico la terapia che ritenga più idonea per superare i disagi provocati dalle malattie di cui soffre, come del resto è previsto dalla legge. Allo Stato Italiano, a tutti noi, questa decennale persecuzione di un malato sta costando molto di più, in termini economici ed etici, che non erogare la cura prescritta, per non parlare delle conseguenze sull’attività lavorativa e sulla vita familiare e di relazione del malato. A questo proposito voglio riportare quanto garantito dalla nostra Costituzione:

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ora che la sentenza di Appello è già stata emessa lo scorso 29 Aprile, invito i Sigg.ri Giudici a voler coerentemente e consapevolmente applicare, sin dal prossimo Appello verso una sentenza di primo grado contro il paziente Pellegrini, previsto il prossimo 13 Maggio presso lo stesso Tribunale, quanto previsto dalla Costituzione della nostra Repubblica, cioè l’invalicabile rispetto per ogni persona umana ed il suo stato di salute; ed a considerare la pertinenza degli articoli 51 e 54 del nostro Codice di Procedura Penale, che prevedono la non punibilità per reati commessi nell’esercizio di un diritto primario, o in stato di necessità, e dell’art. 62 n.1 c.p. relativa ai “motivi di particolare valore morale e sociale”, per la scelta del malato di non alimentare il mercato della droga (in mano alla criminalità). Inoltre, vorrei far presente alla Spett.le Corte che nella cd. coltivazione domestica per uso personale, oltre alla pressoché inesistente offensività del fatto, manca del tutto, per definizione, la dimensione offensiva del “pericolo di aumento della sostanza stupefacente in circolazione”. Per tutti questi motivi, mi associo all’appello per un trattamento fondato su semplice buon senso ed umanità verso Fabrizio Pellegrini, e se ciò non fosse possibile, per una Vostra richiesta alla Corte Costituzionale, di pronunciarsi riguardo questa materia.

Non ritengo consono al concetto di Giustizia, continuare a creare inutili problemi a persone che vivono già in condizioni di difficoltà, ed auspicando l’affermazione del buonsenso auguro, per il bene di tutta la collettività, che vengano al più presto limitati gli effetti discriminatori, repressivi e socialmente devastanti, causati dalla 309/90 e resi più feroci dalla legge “Fini-Giovanardi”, dei quali è emblematico il caso del pianista teatino affetto da fibromialgia.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Da spedire a:
tribunale.laquila@giustizia.it;
pg.laquila@giustizia.it;
ca.laquila@giustizia.it;
tribunale.chieti@giustizia.it ;
redazione@giustizia.it;
posta@associazionemagistrati.it.


Altra condanna per il paziente Fabrizio Pellegrini, stavolta in Appello

Comunicato 2011 Dipartimento Politiche Antidroga

In relazione al comunicato del 5 maggio del DPA, ci sentiamo obbligati a fare chiarezza sia sulle vicende personali di Fabrizio Pellegrini sia sulla situazione in generale dell’accesso alla cannabis terapeutica per i pazienti in Italia.
Vogliamo precisare che siamo perfettamente a conoscenza della legislazione e dei suoi percorsi temporali, compreso che l’art.73 era già così prima delle modifiche apportate dalla L.49, per questo nel comunicato ci siamo riferiti solamente al suo effetto sull’importazione dei farmaci. Anzi abbiamo evidenziato che già allora nel 2005, la scelta di Fabrizio lo avrebbe esposto al rischio di conseguenze penali.
Inoltre vogliamo ricordare che anche successivamente all’aprile 2008, la Corte di Cassazione ed altre Corti hanno emesso diverse sentenze di proscioglimento dall’accusa di detenzione e coltivazione in singoli casi, per motivi religiosi o antropologici.
Sull’uso terapeutico invece né la Corte di Cassazione (perché le accuse contro i malati vengono di norma archiviate prima ancora del processo di primo grado) né quella Costituzionale si sono mai espresse, finora.

Nel 2005, anche se teoricamente il canale medico di accesso istituzionale era già fruibile, e in Olanda il Bedrocan sia stato messo in commercio dal 2004, la prima episodica importazione è avvenuta in Calabria nell’agosto 2005 a beneficio di un paziente epilettico, che comunque successivamente ha avuto e continua ad avere ostacoli per l’accesso alla sua medicina. Il Ministero della Salute infatti non inviava le autorizzazioni né rispondeva alle richieste pervenute, solo in seguito ad una diffida ufficiale da parte di un paziente romano, l’UCS dell’allora Ministro Storace rispose che la cannabis non aveva possibili usi terapeutici, che avrebbero chiesto lumi all’UNODC, e solo poi avrebbero fatto sapere qualcosa. All’epoca, sia al Ministero della Salute sia le singole Asl non conoscevano il farmaco richiesto né le procedure per la sua importazione. Pellegrini ottenne il farmaco solo a fine 2006, nel 2002 i farmaci non erano ancora disponibili ma anche nel periodo del processo più recente il suo medico, pur avendolo richiesto, non era riuscito ad avere accesso alla procedura garantita dal D.M.11-2-97. Solo nel 2007 con l’introduzione del thc nella tabella II sez. b, le importazioni sono cominciate con una certa regolarità e qualche ostacolo in meno. Se il Pellegrini in seguito tornò al “fai da te”, fu solo perché, dopo le prime assicurazioni da parte della sua ASL, gli venne chiesto di pagare tutte le spese per la terapia. L’avrebbe fatto, se avesse potuto continuare a lavorare, invece era stato sbattuto in prima pagina più volte come mostro dai media locali. La sua precaria situazione perdura, ed è ben lungi dall’essere risolta.

Vogliamo anche far notare che le accuse del P.M. nel processo di primo grado citate nel comunicato del DPA risultano invece molto poco condivisibili come si evince anche dalla perizia, firmata da uno dei più autorevoli esperti in materia: Dai documenti agli atti emerge che il Sig. Pellegrini Fabrizio, per ragioni di salute ha ed avrebbe bisogno di una cura a base di Bedrocan (farmaco distribuito dal Ministero della Salute Olandese a base di Cannabis) per un quantitativo mensile (massimo ammesso per una singola prescrizione medica) pari a 30 gr di farmaco il cui contenuto di principio attivo è del 18% di THC. Ciò comporta che per una cura del paziente sufficiente a garantire il farmaco per un mese, gli è stato prescritto un quantitativo totale di principio attivo (THC) pari a 5,4 gr. Risulta evidente che da tutto il materiale sequestrato non poteva essere derivato neppure la dose necessaria per una cura di circa 20 gg.

Come associazione ribadiamo con forza che fino a che ad un solo malato di epilessia, glaucoma, Tourette, sindrome bipolare, asma ecc., ed al suo medico, verrà precluso l’accesso alla terapia (nonostante la legge lo preveda, ad esclusiva discrezione del medico curante), il problema resterà intatto e noi non resteremo silenti, né lasceremo soli i malati che dovessero incappare nelle maglie di questa illogica repressione. Vorremmo anche far notare che non esiste in Italia alcuna lista di indicazioni approvate per questi farmaci esteri, e che comunque queste, anche quando tale lista venisse predisposta dall’AIFA, non sarebbero limitative in senso assoluto. Non è compito della politica o dell’ideologia o della religione, invadere un terreno che compete solo ai medici ed ai loro pazienti, gli unici in grado di valutare caso per caso le esigenze terapeutiche. Inoltre, nel caso di preparazioni galeniche magistrali, allestite da un farmacista utilizzando materia grezza reperibile in Italia tramite grossista-distributore (ovviamente sempre dietro prescrizione medica, stiamo parlando di medicinali), non è richiesto il preventivo tentativo di cura con altri farmaci o terapie disponibili, né l’autorizzazione dell’UCS all’importazione, né ricettari speciali o i moduli ministeriali per i farmaci esteri, trattandosi di principi attivi inseriti nella tabella II sezione B delle sostanze stupefacenti dotate di attività terapeutica, e prescrivibili su ricetta semplice da rinnovarsi di volta in volta, da parte di qualunque medico.

Le procedure sono già sufficientemente snelle, a livello normativo. L’ostacolo è rappresentato dalle direzioni ASL ed ospedaliere, contrarie a priori, e dalla scarsa informazione dei medici, che nel 99% dei casi non prescrivono i farmaci cannabinoidi, per poca informazione ma soprattutto per timore di rappresaglie professionali. Le Regioni, invece, non hanno alcuna necessità di essere “autorizzate” dal Ministero a fornire tali farmaci gratuitamente, se prescritti ed erogati in ambito ospedaliero. Siamo sempre alquanto sorpresi di dover essere noi pazienti, a fornire queste informazioni a politici e medici. Evidentemente, quando c’è di mezzo la parola cannabis, la comunicazione si inceppa. Riconosciamo peraltro al Dott. Serpelloni, dopo il nostro incontro diretto a Gennaio 2009, di essersi personalmente attivato per l’organizzazione di un tavolo tecnico di confronto tra le associazioni ed il Ministero relativamente all’accesso ai farmaci cannabinoidi, anche se nonostante la sua disponibilità, e le nostre richieste ufficiali al Ministero, tale tavolo non è stato poi mai avviato.

Se l’obiettivo è davvero quello dichiarato di assicurare cure e sicurezza, non avrà difficoltà a convenire con noi che la nostra richiesta di non punibilità per un malato in stato di necessità che si arrangi in proprio, in assenza di alternative praticabili, sia un obiettivo assolutamente minimo e di buon senso. A meno che non si voglia sostenere che un processo penale, e la minaccia del carcere, siano per un malato un danno minore della cura consapevolmente scelta, spesso con l’accordo del medico.
Non ci risulta che Canada, Portogallo, Repubblica Ceca, California ed altri 16 Stati Usa, ecc. siano Paesi medievali, tutt’altro. In quei Paesi i farmaci industriali restano comunque disponibili in farmacia, ma viene semplicemente garantita ai malati la libertà di scelta, e nessuno si sognerebbe mai di condividere ambigue e vaghe accuse contro un paziente, tanto meno di sostenere la necessità della sua punibilità, accampando a pretesto la difesa della sua salute o quella degli altri malati. Da tale livello di civiltà avremmo solo da imparare, siamo molto più vicini al medioevo ed agli Stati fondamentalisti qui in Italia. Da noi, i malati perseguiti penalmente sono solo effetti collaterali (previsti ed accettati, al di là della propaganda) del sacro terrore che qualche cittadino sano possa fare della cannabis un uso voluttuario, socializzante, creativo, rilassante o di altro tipo.

Non intendiamo accusare il DPA di accanimento volontario contro i pazienti, la situazione è la stessa da ben prima della sua nascita, non ci interessano forzature interpretative o logiche di schieramento politico ma solo i dati reali. Abbiamo semplicemente scritto che Chiederemo conto direttamente a Giovanardi ed al Dpa, per questo assurdo accanimento contro i pazienti, perché riteniamo che sia giunta l’ora di porre fine a questa guerra insensata contro chi ha solo a cuore il proprio stato di salute, e facendo del bene a se stesso non coinvolge né danneggia altri, se non le organizzazioni criminali ed oscuri interessi. Anche se non è stato il DPA a dichiarare la guerra, ha comunque l’autorità per firmare la pace.

Per quanto riguarda gli epiteti di “assassino” e “nazista”, innanzitutto vogliamo ricordare che una cosa sono i comunicati dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis, a cui il comunicato del DPA fa riferimento, altro sono i commenti che ne possono seguire. Sebbene il commento estrapolato si riferisse in realtà alla “ferocia nazista della legge” e non fosse un insulto a persone o dipartimenti, come specificato dall’anonimo autore dello stesso, tali termini non rispecchiano né i contenuti né le modalità di espressione dei nostri comunicati, dove non compaiono mai insulti né sfoghi emotivi. Non ne abbiamo affatto bisogno, ci bastano le nostre concrete argomentazioni, per le quali ci attendiamo risposte precise e puntuali. I malati che si curano con la cannabis, non sono né tossicodipendenti né scudi umani a protezione di chissà quali oscure trame, nonostante le insinuazioni e la propaganda. Sono semplicemente cittadini che, pur pazienti, non vogliono più rinunciare ai loro diritti costituzionali, o essere ostaggio di interessi, poteri ed agende occulte. Fabrizio Pellegrini è solo un caso emblematico, non liquidabile con frasi di circostanza o un’alzata di spalle.

2010  – Oggi 18 maggio si sono tenute nella stessa mattina a Chieti le udienze per due dei molti procedimenti penali a carico di Fabrizio Pellegrini, accusato di autocoltivazione sul balcone di casa della sua medicina, e di presunto spaccio (dalla quantità detenuta, superiore ai 500 mg di THC tollerati dalle tabelle previste dalle ultime modifiche della L. 309/90). Con la prescrizione del suo medico, aveva ottenuto la fornitura dalla Asl della Cannabis medicinale standardizzata importata dall’Olanda solo una volta, ma non aveva potuto pagare la successiva, dato che anche a Chieti un “pregiudicato recidivo, delinquente abituale”, come Fabrizio è stato dipinto ogni anno tranne forse l’ultimo dai media locali, non trova da lavorare facilmente.

Per la difesa hanno presentato una relazione ciascuno il dr. Nunzio Santalucia, medico tossicologo ed esperto in terapie con cannabinoidi per varie patologie e sintomi, ed il dr. Giampaolo Grassi, primo ricercatore di un’ importante ente che da anni effettua ricerche scientifiche sulle probabilmente molte varietà di Cannabis sativa con usi terapeutici e alimentari, unico in Italia autorizzato dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste.

Per entrambi i processi, il giudice, dopo aver ascoltato i testi, ha rinviato al 24 febbraio 2011 le arringhe finali e l’emissione della sentenza. In alcune altre occasioni, la sentenza (di condanna) era stata emessa contestualmente alla fine dell’udienza, per cui questa novità potrebbe forse essere considerata un segnale di una rivalutazione della questione da parte del giudice, a voler essere ottimisti per forza.

Più insidiosa, secondo l’avvocato Di Paolo, sarà l’udienza in Corte d’Appello, la cui data è di prossima fissazione, relativa ad un terzo procedimento per lo stesso crimine senza vittime, dopo che in primo grado è stato condannato alla pena “minima” prevista dalla legge 309, cioè 6 anni di carcere. Per quel procedimento la difesa non aveva presentato alcuna perizia o consulenza, e forse sarebbe difficile per un giudice, in appello, accettarne di nuove, perché la sua valutazione deve basarsi solo sui dati emersi durante il 1° grado, che in quell’occasione era stato gestito (evidentemente con scarsa efficacia) da un avvocato d’ ufficio. Quindi anche l’udienza d’appello si presenterà molto in salita.

Fabrizio ringrazia per le molte manifestazioni di solidarietà ricevute. Saremo ancora al suo fianco fin dalla prossima puntata della sua incredibile vicenda per evitare che sul suo caso cali il silenzio.

Il caso paradossale di Fabrizio Pellegrini
La mattina del, 18 maggio, si svolgeranno a Chieti 2 processi per lo stesso reato a carico di uno di noi, Fabrizio Pellegrini, accusato di aver coltivato poche piantine di cannabis sul suo balcone a fini di spaccio.
La storia di Fabrizio, 41 anni, musicista e pittore, parte una dozzina di anni fa. Fabrizio, scopre gli effetto benefici di questa pianta che gli permettono di alleviare i sintomi della fibromialgia che da un po’di tempo gli rende difficile svolgere le sue attività artistico-lavorative. Ma scoperta la cura sono iniziati problemi di altra natura. Come per molti altri malati il primo interrogativo di Fabrizio fu: come accedere alla medicina? In quel periodo le possibili risposte a questa domanda erano soltanto due: o rivolgersi al mercato nero o autocoltivarsi la propria medicina.
Fabrizio, come molti altri sceglie la seconda strada. Non vuole finanziare la criminalità organizzata, non vuole correre il rischio di sostanze adulterate di bassa qualità e non ha comunque la possibilità economica di sostenere i costi del mercato illegale. Decide che l’unica soluzione praticabile in assenza di alternative, e in teoria la più semplice e auspicata dalla maggior parte dei malati a livello mondiale, sia quella di coltivarsi la sua medicina.
Nel frattempo Fabrizio conosce il nascente pic, altre persone che come lui rivendicano il diritto a curarsi con questa pianta e partecipa fin dai primi momenti alla vita del gruppo. Quando, dopo si apre la possibilità di utilizzare la cannabis medicinale prodotta in Olanda e importata attraverso le farmacie della Asl, Fabrizio riesce ad ottenere la richiesta ed una prima fornitura, ma i problemi economici e la negazione della sua Asl di farsi carico dei costi non gli permettono di proseguire la cura. Rimane sempre la soluzione precedente e Fabrizio a primavera rimette i vasetti sul balcone. Ma quasi ogni anno riceveva una visita delle FF.OO. e l’ultima casualmente proprio il giorno del suo 40esimo compleanno.
Fabrizio Pellegrini è una persona che come noi ha trovato beneficio nell’utilizzare la cannabis come medicina ma il 18 maggio sarà un’altra volta davanti al giudice per difendere il suo e il nostro diritto alla salute. Un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti ma che sembra non valere quando per curarsi si utilizza questa pianta. Fabrizio ha già subito arresti, condanne, prigione e ha altri processi in corso solo per aver scelto di curarsi con una pianta Viene considerato come uno dei peggiori criminali, rischia oltre 20 anni di galera, e soprattutto continua a non poter alleviare le sofferenze dovute alla malattia e a non poter migliorare la sua qualità di vita.
Tutto questo nonostante nel nostro paese il thc, unico principio attivo della cannabis, sia inserito nella tabella 2b dei farmaci stupefacenti e quindi legalmente prescrivibile, e in teoria tale prescrizione sia l’unico requisito richiesto per ottenere l’importazione della medicina a lui necessaria dall’Olanda.
Fabrizio ha bisogno della solidarietà di tutti, di poter far conoscere la sua storia e di non essere lasciato solo. Chi volesse può portare il suo contributo con la presenza davanti al tribunale di Chieti la mattina dei processi.

Altra condanna per il paziente Fabrizio Pellegrini, stavolta in Appello

Marzo 2011 – Mailbombing

Giovedì scorso 24/2/11 mattina, a Chieti c’è stata una puntata doppia della infinita ed incredibile saga giudiziaria del pianista-pittore teatino Fabrizio Pellegrini, affetto da fibromialgia ma anche da altri disturbi muscolo-scheletrici e su base ansiosa, con a carico molti procedimenti e condanne (finora tutte in primo grado) per autocoltivazione casalinga di cannabis.

Due separati procedimenti, le cui udienze erano previste entrambe per la stessa mattina di giovedì, sono stati considerati ‘continuazione di reato’ ed unificati in un unico processo, che dopo le arringhe di accusa e difesa si sono conclusi con la abituale sentenza: condanna. Due anni di reclusione, 5.000 euro di multa (non male come trovata, anche se il Pm ne aveva chiesti 6.000, verso un paziente che si trova sotto processo a causa della sua impossibilità di pagare i 300 euro mensili per il farmaco legale); pagamento delle spese processuali; sospensione della patente di guida per un anno. Entro 2 mesi le motivazioni.

Il giudice Geremia Spiniello ha preliminarmente ricordato che Fabrizio è tuttora incensurato, mentre il Pm ha subito ammesso e dato per scontato che, come già dimostrato dai molti referti medici agli atti e dalle relazioni dei periti della difesa, Fabrizio possa fare della cannabis un uso terapeutico, e che questa possa effettivamente risultare efficace per contenere i dolori e le contratture connessi alle sue patologie. Le premesse sembravano insomma delle migliori, in stridente contrasto con tutte le udienze e le accuse nei processi precedenti. Subito dopo però, il Pm Marika Ponziani ha ricordato che l’unica possibilità ammessa per approvvigionarsi di stupefacenti a fini di cura è il canale d’accesso “istituzionale” su prescrizione medica (come se Fabrizio non lo avesse già utilizzato, fin quando ha potuto pagare per le infiorescenze standardizzate contenenti 19% di THC prodotte dal Ministero Olandese ed importate tramite la sua Asl). La Ponziani stessa aveva difeso, in altri procedimenti peraltro di “minore gravità”, l’assimilabilità della coltivazione personale alla detenzione personale, sempre puntualmente smentita in fase di giudizio, “ma il caso Pellegrini è di tutt’altra specie”. Perchè il contenuto di principio attivo nelle piante sequestrate sul balcone certamente supera le sue necessità mediche (è vero il contrario, equivaleva solo ad una piccola frazione di quanto prescrittogli, come scientificamente calcolato nelle relazioni) ed il limite previsto dalle tabelle, e perchè sia la prescrizione per cannabis che la sua patologia non lo autorizzavano comunque a violare la legge. Il reato di coltivazione, confermato di rilevanza penale anche nel caso di una singola pianta dalle sezioni unite della Cassazione (che comunque non è mai stata chiamata sinora a pronunciarsi su di un caso di coltivazione per uso terapeutico personale), era pacifico ed ammesso dall’imputato, e la condanna quindi ineludibile. ‘Solo’ due anni la pena richiesta, considerate le attenuanti del caso.

L’avvocato Marco Di Paolo ha ben argomentato la sua richiesta di assoluzione, accennando la personalità ed i motivi morali per cui Fabrizio, artista senza reddito, rifiutava di delinquere per pagarsi il Bedrocan o rifornirsi al mercato nero, come confermato dalle testimonianze dei rappresentanti delle varie Forze dell’Ordine, che nei vari procedimenti hanno tutte indagato su di lui accertando che non è dedito ad attività illecite di alcun tipo. Riguardo la coltivazione casalinga, caratterizzata da necessità oltre che dalla totale assenza di offensività verso terzi, Di Paolo si è appellato tra l’altro all’art.32 della Costituzione, all’art.51 (la fruizione di un diritto, come è quello alla salute, rende non punibile il reato commesso per esercitarlo). ed all’art.54 (stato di necessità) del codice penale. Non essendo gratuito il Bedrocan, e non volendo delinquere, che cos’altro poteva fare il Pellegrini per potersi curare, se non arrangiarsi da solo?

Inoltre, le piante sequestrate erano troppo giovani anche per poterne determinare il sesso, potevano teoricamente essere anche tutte di sesso maschile e quindi non contenere il principio attivo stupefacente.

Il Gip ed il giudice Spiniello, che a sua volta ha accolto le richieste dell’accusa condannando Fabrizio, si sono voluti mostrare a loro modo ‘benevoli’ nei confronti del Pellegrini, forse perchè impressionati dalla mole di referti medici e dalle articolate relazioni tecnica e medica illustrate personalmente, nel corso della precedente udienza, da Giampaolo Grassi, primo ricercatore dell’unico ente in Italia autorizzato alla ricerca in agricoltura sulle diverse varietà di cannabis, e dal dott. Nunzio Santalucia, uno dei maggiori studiosi nazionali sull’utilizzo della cannabis nelle varie patologie.

Infatti, a loro modo di vedere, 2 anni sono una pena minima ed accettabile, per reati che avrebbero consentito al giudice di comminare in una sola mattina a Fabrizio dai 12 anni (6+6) ai 40 anni (20+20) di carcere. Non è una barzelletta, sono le pene minima e massima attualmente previste dal nostro ordinamento per la coltivazione e/o detenzione di cannabis in quantità superiore a qualche grammo, con il ruolo della difesa ridotto in sostanza ad appellarsi alla clemenza della Corte.

Non è stato così nel caso di Fabrizio, e ci auguriamo sarà lo stesso anche per i prossimi procedimenti penali contro tutti i malati ingiustamente incriminati, solo per essere stati costretti a scegliere tra la tutela della propria salute ed il rispetto di una legge ingiusta ed ipocrita, senza far danno ad alcuno. L’opzione cumulo dei processi e delle pene (che prevede una pena totale pari a quella massima, aumentata di un terzo) a Fabrizio sarebbe in ogni caso improponibile, ammontando ad almeno 20 anni di carcere, magari da scontare senza nemmeno i benefici di legge in quanto plurirecidivo e quindi “delinquente abituale”. Dopo un periodo di notte della ragione così lungo e marcato, prima o poi dovrà pur spuntare l’alba, o no?

Invece il prossimo capitolo della storia infinita sarà purtroppo un anomalo e rischioso processo in secondo grado di giudizio, sempre per autocoltivazione, presso la Corte d’appello de L’Aquila. In primo grado Fabrizio fu condannato nella sua Chieti alla pena minima prevista, 6 anni, mentre lui era detenuto in carcere, e per un disguido interno non era stato neppure tradotto in tribunale ad assistere all’udienza. L’avvocato d’ufficio presente quella mattina in aula, che tuttora non conosce Fabrizio, mai lo ha incontrato o ci ha parlato nè prima nè dopo l’udienza, non ha presentato alcuna documentazione medica o di altro tipo, nè ha riferito l’uso terapeutico personale cui le piantine sequestrate erano destinate, presumibilmente perchè lo ignorava. In appello ci si potrà basare solo su quanto emerso in primo grado e non si potranno più produrre nuove testimonianze, referti e perizie, la difesa sarà quindi oggettivamente più difficile. Fabrizio dovrà battersi con le mani legate dietro la schiena, ma ci auguriamo tutti che non sarà solo. Con la sua fragilità e pur sentendosi a volte sfiduciato ed inadeguato, la battaglia che è nuovamente costretto a combattere riguarda tutti noi, e la sopravvivenza di un barlume di civiltà del nostro Paese.

La registrazione audio dell’intera udienza è ascoltabile, grazie ad un operatore di radioradicale preventivamente autorizzato dal giudice e presente in aula, a questo link.



2 pensieri su “Fabrizio Pellegrini”

  1. Sono agli arresti domiciliari sono stato arrestato 02/07/2016 ho fatto 4giorni di carcere ,sono invalido civile e percepisco una pensione minima ho diverse patologie Hiv Hcv e alcuni disturbi gravi correlati ,in ottobre 2015 ho avuto un grave incidente stradale procurandomi fratture multiple costali e tromboembolia polmonare sono rimasto sedato per 2 mesi poi mi hanno svegliato mi sono sempre curato e stavo decentemente bene ed ero sereno nonostante tutto.nel 2010 ero stato a Bologna da un medico dott fierro e mi aveva fatto la prescrizione la ricetta comunque non l ho mai utilizzata perché costava troppo ,quindi la compravo .la quantità rinvenuta nella mia abitazione è notevole .la avevo comprata nel 2014 avevo fatto scorta di 5 kg hanno trovato 4.4kg non vendevo assolutamente niente ero tranquillo e facevo una vita piuttosto ritirata dato che non stavo bene.mi rendo conto che ho preso troppo alla leggera la situazione ,avrei bisogno di un medico che mi faccia una nuova prescrizione ho tutti i documenti che riguardano le mie patologie . Non ho un buon avvocato che mi difenda al processo ,io abito a Piacenza e non sono in grado di fare niente per poter uscire da questo incubo . Cell. 380 3947061. 3459384267 sarei grato se mi consigliaste. Distinti saluti Maurizio Cammi nato il 20/03/1957 grazie.

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