Storia

La storia della coltivazione della pianta della marijuana, in latino cannabis, va indietro nel tempo. Le sue proprietà mediche ed euforizzanti erano note in Cina millenni fa. I nomadi la portarono in Asia orientale e India. La conoscevano assiri, egizi, arabi, greci e romani. Il nome viene forse dall’arabo «kinnab». Né greci né romani la usavanoper le sue caratteristiche psicotropiche, anche se conosciute e già descritteda Galeno. I romani davano sollievo alle partorienti con i fumi della cannabis. La prima descrizione moderna delle sue proprietà terapeutiche è attribuita al medico irlandese W. S. O’Shaughnessy, che sulla base delle sue esperienze in India ne fece conoscere le virtù alla comunità medica europea. «La prescriveva ai malati di rabbia, reumatismi, epilessia,tetano» ricorda il manuale Marijuana medical handbook, di Ed Rosenthal, Dale Giesinger e Tod Mikuriya. Si racconta che la regina di Gran Bretagna Vittoria ricorresse alla cannabis per lenire i dolori mestruali e durante il suo regnol’erba veniva usata per curare diversi malanni, dagli spasmi muscolari ai reumatismi. Poi, nel 1900, l’interesse per la marijuanadiminuì. Altre sostanze, tra cui l’oppio ricavato dal Papaversomniferum, entrarono in scena. Solo nel 1964 l’israeliano RaphaelMechoulam identificò il primo cannabinoide, il 9-delta-tetraidrocannabinolo (Thc), componente principale della cannabis. «I primi recettori cerebrali per gli oppioidi furono descritti negli anni 70, ma per quelli dei cannabinoidi si dovranno attendere altrivent’anni» scrive Mechoulam su Nature. La cannabis fu ritirata dalla farmacopea Usa nel 1941. Ed è proprio dagli Usa che è partita una campagna di sensibilizzazione a favore della marijuana in medicina: nel ‘96 California e Arizona votarono a favore della depenalizzazione per chi la usa a scopo terapeutico. Oggi almeno altri otto stati americani hanno votato a favore di questo utilizzo. L’atteggiamento sta cambiando. Quest’anno il primo ministro britannico Tony Blair ha dato semaforo verde per la cannabis come farmaco. E test clinici sono stati autorizzati dal governo canadese che ha fatto anche una gara pubblica per la fornitura di cannabis per progetti di ricerca medica. Anche in Spagna e Germania l’aria è cambiata e si concede di usarla ai malati che larichiedono. Segnali favorevoli si registrano anche in Svizzera. Non così in Francia dove l’Accademia della medicina ha dato parerecontrario. «E tantomeno in Italia, dove si fatica a prescrivere gli oppioidi in commercio come farmaci per lenire il dolore. Il dibattito sulla cannabis a uso medico è molto teorico, anche perché «i risultati finora non sono miracolosi» avverteFranco Toscani, responsabile scientifico dell’ Istituto di ricerca in medicina palliativa Lino Maestroni. Nel ‘97 un rapporto della British medical association, daltitolo significativo Therapeutic uses of cannabis, dopo aver passato in rassegna la letteratura scientifica concludeva che le sostanze psicoattive della marijuana hanno dimostrato di dare sollievo negli spasmi muscolari dei malati di sclerosi multipla. Prove di beneficio, anche se meno evidenti, erano segnalate per epilessia, glaucoma, asma, pressione alta, perdita di peso associata ad aids o cancro. Il primo uso rilevante della cannabis è statocome antinausea nella chemioterapia. Nel rapporto si metteva in guardia sui rischi del fumo di marijuana, che contiene tre volte piùcatrame del tabacco, ma si invitava il governo ad assumere un atteggiamento più compassionevole verso chi la utilizzava a scopo medico e a incentivare la ricerca. Due anni dopo, un gruppo di scienziati dell’Istituto dimedicina di Washington rese pubblico un rapporto preparato per conto della Casa Bianca. Anche in questo caso il verdetto era favorevole: gli ingredienti attivi della cannabis possono alleviare certe patologie e non esistono prove che questo faciliti il passaggio a droghe più pesanti. L’invito degli esperti era semmai di trovarealternative alla somministrazione degli ingredienti attivi della cannabis. In questo senso va la ricerca più avanzata. In una località segreta a sud della Gran Bretagna nel ‘97è nata la Gw pharmaceuticals, industria che coltiva a scopo di ricerca 40 mila piante di marijuana. «Oltre a fornire materia prima per laricerca, vogliamo trovare modi nuovi per somministrare i principi attivi della cannabis: spray orali, gocce, aerosol, vaporizzatori, cerotti»dice Geoffrey Guy, fondatore della Gw pharmaceuticals. Oggi la neuroscienza sa molto di più su come agiscono icannabinoidi, i derivati della marijuana, nel cervello. A partire dagli anni 80, da quando furono scoperti due recettori specifici del Thc, ossia il Cb1 presente nel sistema nervoso centrale e il Cb2 in quello immunitario, le prove del potere curativo della cannabis si sono moltiplicate. Due studi su animali, pubblicati quest’anno, attestanol’efficacia terapeutica dei derivati della marijuana nella sclerosi multipla e nei gliomi cerebrali, tumori maligni. L’altro studio,pubblicato su Nature medicine, apre invece una strada terapeutica nuova per i tumori maligni gliali, rari ma aggressivi. Come spiega Ismael Galve-Roperth, biochimico spagnolo. «Abbiamo riprodotto il glioma nei topi iniettando cellule neoplastiche. A questo punto abbiamo inoculato agonisti dei cannabinoidi, cioè sostanze che agiscono nel loro stesso modo, direttamente nel tessuto tumorale. Il risultato? Il glioma è scomparso. Ciò ha permessodi eradicarlo in un terzo dei topi e di prolungare la sopravvivenza in un altro terzo». La spiegazione? Secondo i ricercatori dell’università diMadrid, per effetto dei cannabinoidi le cellule tumorali attivano il processo di morte programmata, l’apoptosi. Potrebbero essere i recettoriCb1 e Cb2 a innescare indipendentemente l’uno dall’ altroquesto processo. Ma la prova per ora è stata condotta solo su cellule in vitro enon in vivo. Un’altra ricerca, pubblicata sui Proceedings of theNational academy of sciences, dimostra come il cannabidiolo, componente non psicoattivo della marijuana, riduce infiammazione e dolori, sopprimendo la risposta immunitaria, in topi in cui è stataindotta una forma di artrite reumatoide. Insomma, la marijuana come strumento terapeutico sembra in ascesa. E molte delle sue possibilità sono ancora inesplorate. L’elenco delle sue «virtù» è destinato ad allungarsi: la si stasperimentando per Parkinson, Alzheimer, sindrome di Tourette, corea di Huntington. E prove cliniche indicano che un analogo sintetico del Thc (non psicoattivo) funziona come analgesico e antiinfiammatorio, senza effetti collaterali.