Sicurezza della cannabis

Svizzera. Cannabis potrebbe salvare dai rischi di infortunio
Secondo una ricerca pubblicata on line sul BMC Public Health, la marijuana potrebbe aiutare contro gli infortuni.
Ricercatori dell’universita’ di Losanna hanno studiato le connessioni tra il consumo di alcol e cannabis e i rischi di infortunio su un campione di 486 persone maggiori di 16 anni.
Si legge nella ricerca: “Il consumo (entro le sei ore) di alcol provoca un alto rischio di infortunio rispetto al non consumo, mentre il rischio e’ opposto per quanto riguarda la cannabis”.
I ricercatori hanno indagato il consumo (eventuale) di droghe prima di infortuni. Si legge: “Molti piu’ pazienti hanno consumato alcol nelle sei ore precedenti l’incidente, consumo maggiore rispetto alla settimana precedente. Mentre un numero minore di persone ha consumato cannabis la settimana precedente”.
Anche se la ricerca e’ stata condotta su un campione minimo di pazienti, gli investigatori hanno concluso: “I risultati sulla cannabis sono stati sorprendenti”, e azzardano: “Il consumo e’ relativamente sicuro. Comporta un basso rischio per l’ambiente, mediamente e’ fumata in casa, rispetto all’alcol che spesso e’ consumato in luoghi pubblici o prima di uscire”.

Italia. Studio: nessun legame fra cannabis e mortalita’
Un rapporto diretto tra uso di cannabis e mortalita’ non esiste, ma un numero elevato delle persone segnalate alla Prefettura per uso di cannabinoidi sono a rischio decesso. E’ il risultato dello studio condotto dall’Osservatorio epidemiologico metropolitano sulle dipendenze dell’Ausl di Bologna, presentato questa mattina in occasione del convegno “Cannabis e problemi sanitari”. La ricerca e’ stata effettuata su 3000 persone segnalate alla Prefettura per uso di cannabis: la connessione tra mortalita’ e uso di cannabis va cercata non nella sostanza in se’, ma negli stili di vita di chi la consuma. I soggetti piu’ a rischio sono i poliassuntori: “Nel nostro studio – sottolinea Raimondo Maria Pavarin, responsabile dell’Osservatorio – e’ stato possibile individuare una quota di eroinomani segnalati come ‘consumatori di cannabis’ e una quota di consumatori di cannabis che si sono rivolti al Sert per uso di eroina in periodi successivi alla segnalazione. Il rischio di decesso e’ piu’ elevato per i soggetti con consumo di cannabis piu’ eroina. Tra questi e’ piu’ alto tra chi e’ stato segnalato per consumo di cannabis successivamente alla presa in carico ad un Sert per dipendenza da eroina. Il rischio di mortalita’ e’ in diminuzione nel tempo, aumenta con l’eta’ alla segnalazione, e’ piu’ elevato per disoccupati/precari e con bassa scolarita’”. Il secondo capitolo riguarda gli incidenti stradali. Anche se non e’ provato un effetto diretto sulla mortalita’, sottolinea lo studio dell’Osservatorio, “va comunque rilevato che i cannabinoidi costituiscono la piu’ frequente sostanza psicotropa dopo l’alcol etilico riscontrata in caso di incidente stradale. Da una parte l’incidente stradale sembra essere un rischio specifico per i consumatori abituali di cannabis, dall’altra si tratta anche di decessi imputabili a stili di vita pericolosi”. Infine, l’uso di cannabinoidi e il suicidio. “In Europa numerosi studi hanno mostrato un’associazione con l’uso di sostanze psicoattive, anche se non e’ chiarito in modo definitivo il ruolo che gioca il consumo di cannabis. Negli studi dove e’ stata trovata una lieve associazione con tentati suicidi, soprattutto tra le donne, viene specificato che cio’ non e’ tanto dovuto all’uso della sostanza in se’, ma piuttosto alla relazione con altre sostanze illegali e all’effetto di altri possibili fattori confondenti”.

Scienza: L’uso quotidiano della canapa aumenta il rischio di fibrosi epatica in pazienti con epatite C
Secondo una ricerca dell’Università della California a San Francisco l’uso quotidiano di cannabis è stato associato a fibrosi epatica da moderata a severa in 204 pazienti con epatite C. Fra il 2001 e il 2004 i partecipanti si sono fatti intervistare per valutare dati demografici, fattori di rischio per HCV e l’uso di cannabis e di alcool. In aggiunta sono stati fatti test virologici e una biopsia epatica. L’età mediana del gruppo era di 46.8 anni, il 69 per cento era maschio, il 49 per cento era di pelle bianca. La frequenza di uso della canapa nei 12 mesi anteriori era quotidiana nel 13.7 per cento, occasionale nel 45.1 per cento e nulla nel 41.2 per cento dei casi. Non c’era fibrosi nel 27.5 per cento dei casi, fibrosi moderata nel 55.4 per cento e fibrosi severa nel 17.2 per cento dei soggetti.
L’uso quotidiano di cannabis ha aumentato le probabilità di fibrosi da moderata a severa di quasi 7 volte. Non c’era nessuna associazione fra uso quotidiano di cannabis e fibrosi lieve. Una limitazione importante dello studio è il metodo, poiché soltanto un esame è stato effettuato, cosa che limita la capacità di stabilire un rapporto temporale fra uso di cannabis e lo stadio della fibrosi. Tuttavia, lo studio conferma uno studio francese del 2004, anche nel quale l’uso quotidiano di cannabis è stato associato con un rischio aumentato per fibrosi del fegato. Gli autori concludono che “gli individui affetti da HCV dovrebbero essere consigliati a ridurre o astenersi dall’uso di cannabis.”
Per ulteriori informazioni: http://www.natap.org/2006/AASLD/AASLD_07.htm

Scienza: il consumo di cannabis non aumenta il rischio d’incidenti
Secondo un ampio studio caso-controllo condotto da ricercatori dell’Università del Missouri in Columbia, la cannabis non aumenta il rischio di lesioni accidentali che richiedano ospedalizzazione. I ricercatori hanno valutato l’associazione fra uso di droghe illegali e lesioni accidentali tra adulti di età tra i 18 e i 60 anni. Sono stati intervistati 2161 soggetti che hanno necessitato trattamento al pronto soccorso e 1856 controlli comparabili per età e sesso.
Fra i casi, il 27% ha subito un trauma da caduta, il 19% è stato colpito da un oggetto, il 18% è stato coinvolto in un incidente a bordo di un veicolo a motore, mentre i rimanenti si erano feriti con altri meccanismi. “L’uso dichiarato di marijuana nei sette giorni precedenti il trauma risultava associato in questo studio ad una sostanziale diminuzione del rischio di incidente”, hanno riferito i ricercatori. Viceversa, l’uso di altre droghe illecite e l’uso di alcolici nelle sei ore precedenti era associato “ad un rischio di trauma accidentale grandemente aumentato”.
Fonte: Vinson D. Marijuana and other illicit drug use and the risk of injury: a case-control study. Missouri Medicine 2006; 103 [2].

Scienza: Fertilità maschile
Secondo una ricerca dell’Università di New York a Buffalo un cannabinoide sintetico, chiamato cannabinoide-1346, che si lega ai recettori dei cannabinoidi migliora la fertilità dei fumatori di sigarette maschi. Precedenti studi abìvevano mostrato che gli spermatozoi dei fumatori di sigarette non riescono a fissarsi bene all’esterno dell’ovulo, spiega il Dr. Lani Burkman dell’Università di Buffalo. Il cannabinoide sembra raddoppiare la capacità degli spermatozoi di legarsi alla membrana dell’ovulo, rispetto a quelli dei fumatori non trattati. Potrebbe aver migliorato la capacità di alcuni spermatozoi portandola al livello normale dei non fumatori, dice Burkman.
Ulteriori informazioni a: http://www.newscientist.com/article.ns?id=dn10362&feedId=online-news_rss20
Fonte: New Scientist del 24 Ottobre 2006

Scienza: Nessuna associazione fra cancro del polmone e fumo di cannabis in un ampio studio
Un ampio studio sull’associazione fra fumo di cannabis e cancro del polmone già presentato al Meeting of the InternationalCannabinoid Research Society nel 2005 è stato presentato anche all’American Thoracic Society Conference a San Diego eha sollevato molto interesse sui media.Lo studio su 611 malati di cancero al polmone e 1.040 controlli sani, oltre a 601 pazienti con cnacro della testa o del collom ha trovato nessun aumento di rischio per il cancro al polmone anche dopo uso pesante e a lungo termine di cannabis.”Ci aspettavamo di trovare che una storia di uso pesante di marijuana – da 500 a 1000 volte – avrebbe aumentato il rischio di cancro da alcuni anni a alcuni decenni dopo l’esposizione alla marijuana” ha scritto nel Scientific American il primo ricercatore Dr. Donald Tashkin dell’University of California, Los Angeles.Ma gli scienziati hanno scoperto che anche quelli che avevano fumato più di 20.000 sigarette di cannabis nella loro vita non avevano un rischio aumentato di cancro del polmone.
Fonti: Scientific American del 24 May 2006; Morgenstern H, etal. Marijuana use and cancers of the lung and upper aerodigestive tract: results of a case-control study. Presentazioneall’ICRS Conference on Cannabinoids, 24-27 June 2005,Clearwater, USA.

Scienza: secondo uno studio non c’è evidenza che l’uso di cannabis causi problemi psicologici
Vari rapporti indicano che i giovani che fanno uso di cannabis tendono a soffrire di disturbi psicologici e sociali. Sembra invece che manchi la dimostrazione di un legame diretto fra questi problemi e l’uso di cannabis, secondo i risultati di uno studio pubblicato su Lancet il 15 maggio. “Le evidenze disponibili non provano che ci sia un’importante relazione causale fra l’uso di cannabis tra i giovani e il danno psicosociale, anche se non possono escludere la possibilità che una tale relazione esista” scrivono il Dr. John Mcleod e i suoi colleghi dell’Università di Birmingham. “Ci sono molte prove che l’uso di cannabis sia associato a questi problemi, ma tale associazione potrebbe avere diverse altre spiegazioni” ha dichiarato Mcleod alla Reuters, citando fattori come le avversità nelle fasi iniziali della vita, che a loro volta potrebbero essere associate a uso di cannabis e problemi psicosociali. Mcleod e la sua équipe hanno effettuato una revisione critica di 48 studi di lunga durata, 16 dei quali hanno fornito informazioni di alta qualità sull’associazione fra il consumo di droghe illegali riferito da adolescenti e giovani adulti e l’insorgenza di successivi problemi psicologici o sociali. “Le affermazioni sui presunti pericoli della cannabis sono spesso esagerate” è il commento del Dr. Franjo Grotenhermen del Nova-Institut in Germania. D’altra parte, “c’è ragione di ritenere che la cannabis può causare danni psicologici e sociali ai giovani anche se una vera e propria relazione causale non è stata ancora provata”, ha dichiarato alla Reuters. Ciononostante, “non c’è ragione di ritenere che la criminalizzazione abbia un effetto rilevante sulla diffusione dell’uso di cannabis fra i giovani”.
Fonti: Reuters del 17 maggio 2004, Mcleod J et al. Lancet 2004; 363 [9421]: 1579-88; Grotenhermen F Lancet 2004; 363 [9421]: 1568-9.

Ricerca: il THC riduce la capacità replicativa di alcuni virus erpetici oncogeni
Secondo uno studio condotto da ricercatori americani, il THC è in grado di inibire, in vitro, la replicazione di alcuni virus oncogeni appartenenti alla famiglia dei virus erpetici, in particolare il virus associato al sarcoma di Kaposi e quello di Epstein-Barr, associato a vari tumori umani. Il THC non agisce bloccando in maniera aspecifica la crescita virale, ma inibendo selettivamente alcuni meccanismi necessari ai virus per replicarsi. Gli Autori dello studio concludono affermando che questi risultati, ottenuti su colture cellulari, rappresentano la base razionale per approfondire le ricerche sulla potenziale attività antivirale del THC e dei suoi derivati.
Fonte: Medveczky MM et al, BMC Medicine, 2004; 2:34.

Marijuana: esclusi danni celebrali permanenti
Lancio Adn Kronos del 27/06/2003 – San Diego – La marijuana, a differenza di altre droghe o dell’alcol, non sembra provocare danni cerebrali permanenti. E’ quanto afferma uno studio dei ricercatori americani dell’Universita’ di San Diego, in California, pubblicato sul numero di luglio del Journal of International Neuropsycological Society. Gli esperti hanno analizzato i risultati di 15 studi gia’ pubblicati sull’impatto a lungo termine dello ‘spinello’ sulle funzioni neurocognitive degli adulti. Gli studi hanno testato le capacita’ mentali di consumatori abituali di marijuana e hanno scoperto, a lungo termine, solo un marginale pericolo per apprendimento e memoria. Nessun effetto, secondo gli esperti californiani, su altre funzioni tra cui, attenzione, tempo di reazione, linguaggio, capacita’ di organizzare un ragionamento, percezione e funzioni motorie. Secondo gli esperti, questi risultati sono particolarmente significativi perche’ e’ all’ordine del giorno, in piu’ parti del mondo, il dibattito sull’uso medico della sostanza. In California, ad esempio, e’ gia’ consentito coltivare la marijuana destinata a chi soffre di particolari problemi. Gli studi analizzati dal team di San Diego hanno coinvolto 704 persone che hanno consumato regolarmente e per lunghi periodi la cannabis, e un gruppo di controllo di 484 ‘virtuosi’. ”Se abbiamo potuto scoprire solo effetti limitati sui consumatori abituali – scrive Igor Grant, professore di psichiatria dell’Ateneo californiano e coordinatore della ricerca – e’ improbabile che chi assume la sostanza per brevi periodi e sotto controllo medico possa andare incontro a pericolosi effetti collaterali. Se fosse provata l’efficacia della sostanza per il trattamento di alcune patologie – conclude Grant – sarebbe possibile utilizzarla con un discreto margine di sicurezza”.

Scienza: il forte consumo di cannabis non ha effetti a lungo temine sull’intelligenza globale
Un ricercatore canadese confrontò il quoziente di intelligenza (QI) di 15 forti consumatori attuali di cannabis, 9 modesti consumatori attuali, 9 ex consumatori regolari e 37 non-consumatori in un gruppo di 70 giovani. I partecipanti erano stati seguiti fin dalla nascita, e all’epoca dello studio avevano 17-20 anni.
L’uso attuale di marijuana era significativamente correlato relativamente alla dose con un declino del QI quando era confrontato con il QI misurato all’età di 9-12 anni. Nei forti consumatori attuali il QI dimostrava una diminuzione di 4.1 punti, confrontata con guadagni di QI per i modesti consumatori attuali (5.8), ex-consumatori (3.5) e non- consumatori (2.6). Gli autori conclusero che l’uso attuale di cannabis “aveva un effetto negativo sul punteggio globale del QI solo nei soggetti che fumavano 5 o più spinelli alla settimana” e che “la marijuana non ha un effetto negativo a lungo termine sull’intelligenza globale.” Gli ex-consumatori avevano fumato marijuana regolarmente nel passato, ma non per almeno gli ultimi 3 mesi. Forte consumo attuale era definito come fumare almeno 5 spinelli alla settimana. Modesto consumo era definito come consumo di meno 5 spinelli alla settimana.
Fonte: Fried P, et al. Current and former marijuana use: preliminary findings of a longitudinal study of effects on IQ in young adults. CMAJ 2002;166(7):887-91.

UK: la cannabis è più sicura dell’aspirina
La Cannabis e’ più sicura dell’aspirina e può essere usata per lungo tempo senza significativi effetti collaterali. Lo afferma, in un libro di recente pubblicazione, un insigne studioso di Oxford. “The Science of Marijuana”, scritto dal Dott. Leslie Iversen, del dipartimento di farmacologia della Oxford University, sottolinea che molti dei “miti” che riguardano l’uso di marijuana sono privi di ogni fondamento scientifico. Per l’Autore la cannabis è in realtà una sostanza abbastanza sicura il cui uso, anche per lunghi periodi, è scevro da significativi effetti collaterali. Dal punto di vista scientifico non esistono serie controindicazioni alla legalizzazione del suo uso medico. Le affermazioni del Dott. Iversen contribuiranno senz’altro ad accentuare le pressioni dell’opinione pubblica sul Governo londinese per una riconsiderazione complessiva dell’atteggiamento legislativo nei confronti dell’uso dei cannabinoidi. L’ autore, membro della prestigiosa Royal Society, sottolinea che la cannabis risulta di gran lunga meno tossica di tanti farmaci regolarmente in commercio. I suoi studi hanno mostrato che il maggiore principio attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo (THC), responsabile anche degli effetti psicotropi della pianta, ha molteplici potenziali farmacologici, risultando utile per trattare, tra l’altro, i disturbi dell’appetito correlati all’AIDS, la nausea dei pazienti in trattamento chemioterapico e molte forme di dolore cronico invalidante. “Sulla base dei dati in nostro possesso, il THC può essere considerato un farmaco molto sicuro” scrive il Dott. Iversen. “I dati ottenuti negli studi sperimentali sono sufficienti a giustificarne l’uso nell’uomo, come dimostra anche la approvazione della FDA [Food and Drug Administration – l’Authority USA per i farmaci N.d.T] per alcune ben precise indicazioni.” “Le affermazioni allarmistiche a proposito dei rischi correlati ad un uso protratto di queste sostanze” afferma l’autore “non hanno nessun fondamento scientifico e non vi è nessuna evidenza di effetti sul sistema riproduttivo o di danni al cervello o di alterazioni delle funzioni cognitive. Vi possono essere effetti collaterali legati all’assunzione tramite fumo, ma la cannabis di per sé non aumenta in nessun modo il rischio di tumori.” “Il Tetraidrocannabinolo è un farmaco molto sicuro” conclude l’Autore. “Nonostante la ampia diffusione del suo uso quale <<droga d’abuso>> non sono mai stati riportati in letteratura seri effetti collaterali. A differenza di quanto avviene per farmaci comunemente considerati sicuri, quali l’aspirina e i comuni farmaci antidolorifici, che ogni anno causano la morte di migliaia di persone a causa di catastrofici episodi di emorragia gastrica”.
Fonte: http://www.mapinc.org/drugnews/v00/n1578/a06.html?34642

Cannabis e la guida
Secondo le ricerche di scienziati britannici, una modica quantità di cannabis può effettivamente migliorare le prestazioni di guida. Un gruppo di 20 guidatori tra i 21 e i 40 anni hanno partecipato a una prova di guida simulata. Dieci di essi avevano fumato l’equivalente di circa mezza sigaretta di cannabis. Soggetti sotto cannabis hanno ottenuto un punteggio superiore di quelli sobri nella maggioranza delle prove compresi il tempo di reazione e il numero delle collisioni. Simon Smith Wright, direttore di Burnout ’s Communications, ha detto: “I risultati della nostra indagine mostrano chiaramente che una quantità piccola o moderata di cannabis è effettivamente abbastanza utile a migliorare le prestazioni alla guida.”
Fonte: Evening News del 24 gennaio Gb Sondaggio tra i medici

8 medici su 10 prescriverebbero cannabis a uso terapeutico.
Più della metà dei dottori britannici – secondo un sondaggio condotto da Medix Uk, un sito web per medici – ritiene che le leggi che vietano la cannabis ad uso terapeutico siano troppo severe, e uno su tre ne vorrebbe la completa liberalizzazione per uso medico.Otto medici su 10, inoltre, hanno affermato che prescriverebbero medicine a base di cannabis per malattie serie come la sclerosi multipla oppure il cancro. Uno su 5 la prescriverebbe contro il mal di schiena mentre il 16% considererebbe il suo uso come alternativa agli antidepressivi. La preoccupazione più consistente dei medici intervistati è a proposito della scarsità di ricerche su alcuni effetti secondari della cannabis, come ad esempio le sue relazioni con il cancro.02 Novembre 2000

Scienza: La marijuana non accelera l’infezione da HIV
Cannabis fumata e THC orale dati per 21 giorni non hanno influenzato negativamente il conteggio dei linfociti CD4+ o la carica virale in pazienti con infezione da HIV, secondo uno studio condotto dal Dr. Donald Abrams all’Università della California a San Francisco. In effetti, ci fu un piccolo effetto positivo non significativo della cannabis e del THC rispetto al placebo su questi parametri di laboratorio. La cannabis e il THC aumentarono l’appetito e fecero guadagnare peso.
Lo studio iniziò nel maggio 1998 e i risultati furono presentati al Meeting IRCS nel giugno 2000. Tuttavia, richiesero più di 3 anni per essere pubblicati in una rivista medica, un tempo molto lungo, che solleva la questione se ci furono pressioni per rinviare la pubblicazione. Tutti i pazienti avevano ricevuto le stesse medicine anti-HIV per almeno 8 settimane prima dell’inizio dello studio. 62 partecipanti risultarono eligibili (gruppo marijuana, 20 pazienti; gruppo dronabinol, 22 pazienti; gruppo placebo, 20 pazienti). Benché il risultato non sia statisticamente significativo, rispetto al placebo la marijuana e il THC furono associati con una lieve caduta della carica virale (15% e 8%, rispettivamente). Vedi: http://www.cannabis-med.org/studies/study.php
Fonte: Abrams DI, et al. Short-term effects of cannabinoids in patients with HIV-1 infection: a randomized, placebo-controlled clinical trial. Ann Intern Med 2003;139(4):258-266; Reuters del 18 Agosto 2003