Vari

Il THC promuove guadagno di peso in anziani che soffrono di perdita di appetito e di peso
Secondo una ricerca condotta alla Saint Louis University l’uso di THC può aumentare il peso in soggetti anziani che soffrono di anoressia (perdita di appetito) e perdita di peso. Gli scienziati hanno condotto uno studio osservazionale retrospettivo su 28 pazienti con età media 79.5 anni, che hanno ricevuto THC orale per 12 settimane. Il peso medio all’inizio era 47.9 kg. 15 partecipanti (53.5%) hanno guadagnato peso con il THC: 10 hanno guadagnato più di 2.3 kg e 5 più di 4.5 kg. I soggetti che hanno perso peso con il THC erano più giovani degli altri (70.9 anni contro 90.8). In generale, il guadagno medio di peso con il dronabinol è stato di 1.4 kg. Undici soggetti hanno perso peso. Dei soggetti che hanno perso peso, 7 (64 %) sono morti, rispetto a 4 (26 %) nel sottogruppo che ha guadagnato peso. L’intero abstract dello studio è disponibile a: http://www.cannabis-med.org/studies/study.php (Fonte: Wilson MM, Philpot C, Morley JE. Anorexia of aging in long term care: is dronabinol an effective appetite stimulant? – a pilot study. J Nutr Health Aging 2007;11(2):195-8.)

Ricerca: cannabinoidi efficaci nella psoriasi
I cannabinoidi inibiscono la proliferazione dei cheratinociti, fenomeno alla base della psoriasi, e possono quindi rappresentare un nuovo approccio terapeutico a questa malattia. In un lavoro che apparirà sul prossimo numero del Journal of Dermatological Scienceun gruppo di ricercatori ha testato gli effetti di quattro diverse tipologie di cannabinoidi; delta-9 tetraidrocannabinolo, cannabidiolo, cannabinolo e cannabigerolo, su cheratinociti umani coltivati a proliferazione rapida. Tutte e quattro le tipologie di cannabinoidi prese in esame hanno inibito la crescita dei cheratinociti in maniera proporzionale al dosaggio. Inoltre è stato osservato che i cannabinoidi sono facilmente assorbiti attraverso la pelle, il che li rende un metodo ideale per il trattamento della psoriasi evitando, in tal modo, la tossicità associata ad alcune terapie sistemiche. I ricercatori hanno inoltre riscontrato che gli agonisti selettivi dei recettori CB2 inibiscon solo parzialmente la proliferazione dei cheratinociti mentre un’agonista CB non selettivo ha un effetto dipendente dalla sua concentrazione. Nessuno dei due antagonisti, CB1 e CB2, attenua l’effetto dell’agonista o dei cannabinoidi. In più questi antagonisti mostrano un reale effetto inibitore sulla crescita dei cheratinociti, proporzionalmente al dosaggio impiegato. I risultati mostrano chiaramente come i cannabinoidi inibiscano la proliferazione dei cheratinociti dimostrando così un notevole potenziale terapeutico nel trattamento della psoriasi nonostante vi sia bisogno di ulteriori studi per comprendere il meccanismo con il quale agiscono per verificare queste potenzialità. Fonte: Wilkinson JD, Williamson EM. Cannabinoids inhibit human keratinocyte proliferation through a non-CB1/CB2 mechanism and have a potential therapeutic value in the treatment of psoriasis.
J Dermatol Sci. 2007 Feb;45(2):87-92.

Scienza: il THC protegge i cardiomiociti durante le crisi ipossiche
Un gruppo di ricercatori israeliani dell’Università Bar-Ilan a Ramat-Gan ha dimostrato, in studi sperimentali, che il THC protegge i cardiomiociti dai danni causati dall’ipossia. Il pretrattamento con THC per 24 ore di culture di cardiomiociti ha impedito la fuoriuscita dell’LDH dalle cellule, normalmente provocato dall’ipossia. La perdita di LDH (lattato-deidrogenasi) da parte delle cellule costituisce un segno di danno cellulare. L’effetto protettivo del THC risultava mediato dal recettore CB2. L’attivazione del recettore CB2 da parte del THC ha indotto la produzione di ossido di azoto (NO). L’ossido di azoto induce un rilassamento della muscolatura liscia dei vasi sanguigni, con conseguente dilatazione delle arteriole ed incremento del flusso ematico. E’ lo stesso meccanismo che sottende l’azione della nitroglicerina e di altri farmaci usati nel trattamento delle cardiopatie, dato che tali composti sono trasformati dal corpo in ossido nitrico. I ricercatori hanno anche osservato che il THC “probabilmente pre-abitua i cardiomiociti alle situazioni di ipossia.” La loro conclusione è che la loro ricerca “dimostra che il THC possiede effetti benefici sulle cellule cardiache e corrobora la proponibilità della marijuana per specifici usi medici.”
Fonte: Shmist YA, Goncharov I, Eichler M, Shneyvays V, Isaac A, Vogel Z, Shainberg A. Delta-9-tetrahydrocannabinol protects cardiac cells from hypoxia via CB2 receptor activation and nitric oxide production. Mol Cell Biochem 2006; 2831 [1- 2]: 75-83.

Scienza: i cannabinoidi riducono l’infiammazione dell’intestino nel modello animale
In un modello animale (topo) di malattia infiammatoria dell’intestino i cannabinoidi hanno ridotto l’infiammazione e la diarrea. I topi hanno ricevuto olio di mostarda che causa una severa colite. Sia un agonista del recettore CB1 che un agonista del recettore CB2 hanno ridotto la stenosi del colon, l’infiammazione del colon e la diarrea, laddove l’agonista del recettore CB1 si è dimostrato un po’ più efficace. C’erano più recettori CB1 nei neurociti del grosso intestino quando questo era infiammato che negli intestini sani. C’erano anche più recettori CB1 nella parete interna (endotelio) del grosso intestino rispetto al tessuto non infiammato. C’era un alto numero di recettori CB2 in cellule immunitarie che infiltravano il tessuto infiammato. Gli autori notano che la dimostrazione degli effetti dei recettori CB1 “sottolinea l’importanza dell’attivazione neuronale nell’infiammazione intestinale”. (Fonte: Kimball ES, Schneider CR, Fallace NH, Hornby PJ. Agonists of cannabinoid receptor 1 and 2 inhibit experimental colitis induced by oil of mustard and by dextran sulphate sodium.
Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol 2006 Mar 30; [pubblicazione elettronica in anticipo su quella cartacea])

Scienza : La cannabis e il THC sono efficaci nel trattamento dell’ipertensione endocranica idiopatica
Ricercatori del New York State Psychiatric Institute di New York hanno presentato un “case report” relativo ad una donna con una lunga storia clinica di ipertensione endocranica idiopatica la quale ha riferito un miglioramento di alcuni sintomi quali cefalea, fotosensibilità, cecità transitoria, alterazioni visive e tinnito in seguito all’assunzione inalatoria (fumo) di cannabis. Tutti questi sintomi e segni, compreso il papilledema (rigonfiamento del nervo ottico in corrispondenza del punto d’ingresso nella cavità orbitaria) erano associati ad un aumento della pressione endocranica. Ciò significa che la cannabis diminuisce la pressione endocranica. Anche il trattamento con THC alla dose di 10 mg due volte al giorno, poi ridotta a 5 mg due volte al giorno, è risultato efficace. L’ipertensione endocranica idiopatica è un disturbo neurologico caratterizzato da un’elevata pressione del liquido che circonda l’encefalo. E’ conosciuto anche come “pseudotumor cerebri” in quanto sono presenti alcuni dei segni e sintomi che di solito si associano alla presenza di un tumore cerebrale. Lo spazio intorno all’encefalo è riempito da un liquido denominato liquido cefalo-rachidiano. Se quest’ultimo è in eccesso, si verifica un aumento della pressione endocranica. La causa di questa affezione, più spesso identificata in giovani donne soprappeso e assai raramente in uomini magri, è sconosciuta.
Fonte : Raby WN, Modica PA, Wolintz RJ, Murtaugh K. Dronabinol reduces signs and symptoms of idiopathic intracranial hypertension: a case report. J Ocul Pharmacol Ther 2006;22(1):68-75.

Scienze: L’attivazione dei recettori CB2 attenua la perdita di tessuto osseo nell’osteoporosi
Ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno studiato il ruolo dei recettori CB2 nella formazione e demolizione dell’osso. Topi senza i recettori CB2 hanno mostrato di avere una demolizione di tessuto osseo correlata all’età marcatamente accelerata. Questi topi erano anche caratterizzati da un’aumentata attività degli osteoblasti (cellule che costruiscono l’osso) ed un aumentato numero di osteoclasti (cellule che riassorbono l’osso). I recettori CB2 sono localizzati sugli osteoblasti, osteoclasti e cellule ossee (osteociti). Un cannabinoide sintetico (HU-308) che si lega specificatamente ai recettori CB2 ha incrementato il numero e l’attività degli osteoblasti e ridotto la produzione di osteoclasti. Lo stesso cannabinoide ha attenuato la perdita ossea indotta dalla rimozione dell’ovario e marcatamente stimolato la formazione ossea. I ricercatori hanno concluso che questi risultati “dimostrano che il sistema endocannabinoide è essenziale per il mantenimento della normale massa ossea attraverso il segnale dei CB2 osteoblastici ed osteoclastici. Quindi, I CB2 offrono un target molecolare per la diagnosi ed il trattamento dell’osteoporosi, la patologia degenerative prevalente nei paesi sviluppati.” Fonte: Ofek O, Karsak M, Leclerc N, Fogel M, Frenkel B, Wright K, Tam J, Attar-Namdar M, Kram V, Shohami E, Mechoulam R, Zimmer A, Bab I. Peripheral cannabinoid receptor, CB2, regulates bone mass. Proc Natl Acad Sci U S A 2006;103(3):696-701.

Scienza: Un crema con endocannabinoidi efficace nel trattamento del prurito legato all’uremia (insufficienza renale cronica)
I ricercatori dell’Università di Wroclaw, Polonia, hanno studiato gli effetti di un unguento con lipidi fisiologici strutturati e endocannabinoidi in 21 pazienti con prurito dovuto a insufficienza avanzata della funzione renale. Il cosiddetto prurito uremico è un sintomo comune in questa condizione, ma non ci sono trattamenti efficaci. Tutti i pazienti hanno applicato la crema in esame due volte al giorno per tre settimane. Il prurito e la secchezza della pelle sono stati valutati prima dello studio, in visite settimanali durante lo studio, e due settimane dopo il termine dello studio. Dopo la terapia di 3 settimane, il prurito era stato completamente eliminato in 8 pazienti. La secchezza della pelle era significativamente migliorata. I ricercatori notano che “è molto probabile che la diminuzione osservata del prurito non sia stata solo duvuta al miglioramento della secchezza della pelle, ma anche all’aggiunta degli endocannabinoidi.”
Fonte: Szepietowski JC, Szepietowski T, Reich A. Efficacy and tolerance of the cream containing structured physiological lipids with endocannabinoids in the treatment of uremic pruritus: a preliminary study. Acta Dermatovenerol Croat 2005;13(2):97- 103.

Scienza: estratto di Cannabis efficace nel trattamento dell’artrite reumatoide
Uno studio clinico pubblicato sulla rivista Rheumatology ha rilevato che il Sativex®, un estratto di Cannabis contenente un’uguale quantità di THC e CBD, è stato superiore al placebo in 58 pazienti con artrite reumatoide in 5 settimane di trattamento. Nello studio in doppio cieco, 31 pazienti hanno ricevuto Cannabis e 27 placebo. I partecipanti potevano assumere fino a 6 dosi, contenendo 1 dose di Sativex® 2.5 mg di THC e 2.5 mg di CBD. La dose media raggiunta nell’ultima settimana di trattamento è stata di 13.5 mg di THC nel gruppo Cannabis. I ricercatori hanno osservato che I pazienti che hanno assunto Sativex® hanno registrato significativi miglioramenti nel dolore in movimento, dolore a riposo, qualità del sonno, ed infiammazione. Non c’è stato effetto sulla rigidità mattutina ma i punteggi base erano bassi. La maggioranza degli effetti collaterali sono stati lievi o moderati, e non ci sono stati effetti avversi collegati ad astinenza o gravi effetti secondari nel gruppo di trattamento attivo. I ricercatori hanno concluso che “è stato osservato un significativo effetto analgesico e seguendo il trattamento con Sativex® l’attività della patologia è stata soppressa in modo importante. Mentre le differenze sono lievi e variabili nella popolazione, esse rappresentano benefici di rilevanza clinica e mostrano la necessità di indagini più dettagliate su questa indicazione.” (Fonte: Blake DR, Robson P, Ho M, Jubb RW, McCabe CS. Valutazione preliminare dell’efficacia, tollerabilità e sicurezza di un medicinale a base di Cannabis (Sativex®) nel trattamento del dolore causato dall’artrite reumatoide.
Rheumatology 2005, 9 novembre [pubblicazione elettronica in anticipo sulla stampa]; conferenza stampa della GW Pharmaceuticals del 9 novembre 2005.

Scienza: Il THC rallenta lo sviluppo dell’aterosclerosi in uno studio sull’animale.
Il THC protegge le arterie contro le modificazioni dannose che portano all’aterosclerosi, l’indurimento delle arterie, hanno trovato dei ricercatori dell’Università di Ginevra in Svizzera, in uno studio sull’animale. L’aterosclerosi è la causa primaria dell’ictus e delle miocardiopatie. Lo studio pubblicato sul giornale Nature ha rivelato che il THC può bloccare il processo infiammatorio che è largamente responsabile dei cambiamenti dei vasi. L’infiammazione si associa ai depositi di grasso per restringere le arterie. Gli scienziati hanno studiato un ceppo di topi suscettibili all’aterosclerosi. Agli animali è stata somministrata una dieta ipercolesterolica per far loro sviluppare dei depositi aterosclerotici. L’aggiunta di THC alla loro dieta ha indotto un marcato rallentamento nella crescita delle ostruzioni delle loro arterie dopo 11 mesi. Le dosi di THC somministrate erano relativamente basse (1 mg/kg di peso corporeo), troppo basse per determinare effetti psicologici nei topi. Dosi più alte e più basse non avevano effetto protettivo. La dose efficace corrisponderebbe a dosi moderate nell’uomo. Tuttavia, non è chiaro attualmente in che misura i risultati possano essere trasferiti all’uomo. L’effetto protettivo era mediato dagli effetti del THC sul sistema immunitario. I ricercatori svizzeri hanno trovato che certe cellule ematiche (linfociti) dei topi trattati col THC secernevano meno gamma-interferon, una molecola che promuove l’infiammazione, e che la migrazione di certe cellule immunitarie (macrofagi) alle pareti dei vasi era inibita. I topi che hanno ricevuto anche un antagonista dei recettori CB2, che bloccava gli effetti del THC su questo recettore, continuavano a sviluppare aterosclerosi ad un ritmo accelerato. Il recettore CB2 si trova principalmente sulle cellule del sistema immunitario. Gli autori hanno notato che “il THC o i cannabinoidi con attività sul recettore CB2 potrebbero essere bersagli validi per trattare l’aterosclerosi”. In varie altre patologie è stato dimostrato che il THC riduce l’infiammazione riducendo i mediatori proinfiammatori (citochine), compreso il gamma- interferon (IFN-gamma), il fattore alfa di necrosi tumorale (TNF-alfa) e varie interleuchine. Il THC ha ridotto l’infiammazione in vari modelli animali, tra cui i modelli di artrite e sclerosi multipla. (Fonti: Times Online del 7 aprile 2005, Associated Press del 6 aprile 2005, Steffens S et al. Low dose oral cannabinoid therapy reduces progression of atherosclerosis in mice. Nature 2005; 434 [7034]: 782-6)